sabato 22 aprile 2017

Le tecniche di manipolazione dei sondaggi

di Giuseppe Sello

I sondaggi sono indagini statistiche che, attraverso campioni, pretendono di stabilire quali siano le opinioni e i comportamenti di una popolazione nel suo complesso, o di una parte di essa. Franceinfo, un importante emissione radio francese che appartiene al gruppo di Radio France, l'ente pubblico francese di diffusione radiofonica, ha dedicato, lo scorso 19 marzo, un ampio articolo alle ragioni che spiegano perché i metodi degli istituti di sondaggio francesi sono contestati e contestabili. 
Le tecniche dei sondaggi - spiega Sylvain Tronchet - hanno conosciuto un'evoluzione negli ultimi decenni. In origine essi si svolgevano attraverso sondaggisti che bussavano alle porte delle case, interrogando personalmente le persone. Per Alain Garrigou, creatore dell'osservatorio dei sondaggi, questo metodo era «il migliore, ma anche il più caro».
E poiché, progressivamente, le porte non venivano più aperte ai sondaggisti, si passò ai sondaggi per telefono. Anche in questo caso, la gente iniziò a riattaccare alle domande. Si arrivò al punto che bisognava fare dieci chiamate telefoniche per ottenere un'intervista. Tutto ciò costava molto caro. Finalmente, nel 2000, con l'arrivo di Internet, i sondaggi conobbero una nuova vita. Ma la qualità delle inchieste è sensibilmente diminuita.
LA PROFESSIONALIZZAZIONE DEGLI INTERROGATI
Per incitare i francesi ad iscriversi al loro programma, i sondaggisti offrono regali o danaro. Ciò ha portato a una "professionalizzazione" degli interrogati, che hanno visto la possibilità di guadagnare attraverso la partecipazione al maggior numero possibile di "panel" di sondaggi. La risposta dei "sondati" professionali non è però mai veritiera perché, per essi, ciò che è più importante, è non essere esclusi dal "panel". Franceinfo cita il caso di un "professionale", giovane padre di famiglia dell'Est della Francia, che risponde ogni mese a decine di sondaggi. «La gratificazione - ha dichiarato - è per me un elemento primordiale. Rispondo solo a sondaggi che sono remunerati. Sono iscritto a un panel dal 2012 e ho già ricevuto un "babyphone", un'aspirapolvere, un cofanetto di giardinaggio, libri, abbonamenti, etc.».
Ciò conduce all'uso sistematico della menzogna, che si manifesta soprattutto esprimendo posizioni politicamente corrette. La conseguenza è la sottovalutazione sistematica dei voti dati alle ali estreme e la sovradimensione del voto centrista, che oggi invece è quello che si sta dissolvendo.
Già negli anni Novanta, all'epoca dei sondaggi telefonici, bisognava moltiplicare per due o per tre il numero delle risposte ottenute, al fine di ottenere una stima corretta del voto del Front National. Oggi è stato introdotto inoltre il cosiddetto "raddrizzamento" dei voti, per correggere le risposte non politicamente corrette. Questa forme di raddrizzamenti sono segrete e sono oggi al centro del dibattito.
CHE FARE?
Due senatori, Hugus Portelli (LR) e Jean-Pierre Sueur si battono da anni affinché i sondaggisti pubblichino le loro cifre brute e i loro metodi di raddrizzamento, per far capire come si arriva al risultato. Una legge a questo proposito è stata emanata nel 2016, ma è stata rapidamente aggirata. Esistono poi i sondaggi "bidone", come quello che nel 2014 indicava Nicolas Sarkozy come un candidato in grado di battere, da solo, Marin Le Pen, al secondo turno delle presidenziali.
Come ha spiegato il presidente dell'Isi (Istituto per l'interscambio scientifico di Torino) Mario Rasetti in un'intervista al quotidiano ItaliaOggi del 16 novembre scorso, oggi è possibile usare gli algoritmi predittivi che setacciano sul web, in continuo, milioni di dati relativi ai comportamenti e alle scelte degli elettori.
Essi pertanto sono in grado di fare delle previsioni di gran lunga più attendibili dei sondaggi. Ma sono più facilmente manipolabili, e il vero scopo dei sondaggi non è quello di conoscere i giudizi dell'opinione pubblica, ma di orientarla, dando per esempio come definitivamente perdente in Francia un candidato, quale Fillon, che ha forse molte carte ancora da giocare. I sondaggi insomma non sono strumenti di previsione, ma di manipolazione mediatica.

venerdì 21 aprile 2017

Sempre più ricca la letteratura su Fatima

di Cristina Siccardi

Per commemorare i cento anni trascorsi dalla prima apparizione della Vergine Santissima a Fatima, sono recentemente usciti diversi libri. Alcuni di essi, come quello spagnolo di José María Zavala, El secreto mejor guardado de Fatima (Ediciones Temas De Hoy), cerca di portare nuovi elementi di indagine sul terzo segreto, che continua ad essere causa di investigazioni, dibattiti e curiosità.
Altri testi sono, invece, di carattere più di memento che di novità, come Fatima. Tutta la verità. La storia, i segreti, la consacrazione di Saverio Gaeta (San Paolo), autore che ha scritto anche L’ultima profezia. La vera storia di Medjugorie (Rizzoli), dove queste presunte apparizioni vengono definite azzardatamente come «l’evento più clamoroso del cristianesimo dopo la risurrezione di Gesù»; altri libri che vanno segnalati sono Inchiesta su Fatima. Un mistero che dura da cento anni di Vincenzo Sansonetti (Mondadori) con la prefazione di Vittorio Messori e 2017 Fatima. Centro del mondo di Luciano Garibaldi (Mimep-Docete). Fatima dunque continua ad interessare il variegato e piagato mondo cattolico.
Un’attenzione editoriale che denota, soprattutto nei nostri giorni, confusi e affannati, la consapevolezza dell’esistenza di un ampio bacino di lettori che ancora credono nei segni e negli interventi divini. L’ultimo Papa ad essere andato a Fatima, Benedetto XVI, disse: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. (…) Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità». Ora attendiamo ciò che dirà il 13 maggio a Fatima Papa Francesco.
In questi giorni, inoltre, il ricercatore portoghese Pedro Sinde, dopo la lettura del libro Fatima et la passion de l´Eglise (Éditions Le Drapeau blanc, Roquepine 2017), versione francese di Fatima e la Passione della Chiesa (Sugarco, Milano 2012), tradotto anche in polacco (Wydawnictwo Esprit, Cracovia 2014), si appresta a fare conoscere nella sua terra il sorprendente legame che ha unito per secoli Fatima a Casa Savoia.
Nel XII secolo i lusitani, ovvero i portoghesi, avevano vinto gli islamici che dominavano la penisola iberica. Alfonso I (1109-1185), detto il Conquistatore (Conte del Portogallo dal 1128 al 1139 e poi primo Re del Portogallo dal 1139 fino alla morte), affidò al suo eroico condottiero, Don Gonçalo, il compito di difendere il Paese dai musulmani. Prima della decisiva battaglia di Ourique (26 luglio 1139), Alfonso stava pregando per la protezione del popolo portoghese, quando gli apparve Gesù Cristo sulla croce.
La guerra fu vinta e, in segno di gratitudine, il Re incorporò le cinque ferite di Cristo nella bandiera, inserendo cinque pallini bianchi all’interno dei cinque scudi azzurri, che rappresentano i cinque sovrani moreschi sconfitti proprio ad Ourique: piaghe e scudi sono tuttora presenti sul drappo portoghese. Quale premio per la vittoria ottenuta il Re concesse al fedele Gonçalo il privilegio di scegliersi in sposa la giovane più bella fra le musulmane prigioniere e quest’ultimo elesse Fatima, nome assai noto fra gli islamici, perché appartenuto alla figlia di Maometto. Ma a Fatima venne imposta una condizione, che la giovane accolse benignamente: la conversione alla religione cattolica. Maestra e catechista fu la moglie di Alfonso I, Mafalda di Savoia, prima Regina del Portogallo.
L’unione fra il condottiero, conosciuto come Matamoros, e la bella Fatima durò poco: la sposa morì prematuramente e Gonçalo decise di ritirarsi a vita di preghiera e di penitenza nell’abbazia cistercense di Alcobaça, tra i figli di San Bernardo, abbazia fondata e donata a San Bernard de Clairvaux (1090-1153) dallo stesso Alfonso I. Don Gonçalo, al fine di avere un più vivo ricordo dell’amata sposa, ne fece trasferire la salma in una località vicina e che da lei prese il nome: Fatima.
Fra le antiche carte dell’archivio del monastero delle Domenicane di Alba (Cuneo), fondato dalla Beata Margherita di Savoia, è custodita una straordinaria documentazione: scritti rivelanti che nel XV secolo Casa Savoia venne informata delle future apparizioni di Fatima e degli annunci mariani circa i castighi che si sarebbero abbattuti sull’umanità. Era il 16 ottobre 1454 quando, in questo monastero di Santa Maria Maddalena, una certa suor Filippina de’ Storgi (?-1454), prima di spirare, lasciò una profezia: la Madonna sarebbe apparsa a Fatima. Suor Filippina era la figlia di Filippo II di Savoia-Acaia (1340-1368), vittima di una congiura familiare che lo condusse ad essere legato e gettato ancora vivo nelle gelide acque del lago di Avigliana (Torino).
Tuttavia, avendo chiesto l’intercessione del Beato Umberto di Savoia (1136-1189), si salvò miracolosamente. Fu così che decise di fuggire e di vivere da pellegrino penitente e orante per essere perdonato dei propri peccati, prendendo il nome di Frate Guglielmo. Visitò così i santuari della Francia, della Svizzera, della Spagna, del Portogallo e giunse fino a Fatima, dove era stata edificata una chiesa per volere di Mafalda di Savoia, figlia di Amedeo III di Savoia (1087-1148), detto il Crociato, poiché aveva partecipato, richiamato alle armi da Papa Callisto II, alle guerre in Terrasanta.
Filippo di Savoia-Acaia entrò nella modesta chiesetta di Fatima e scorse, davanti all’altare, sul nudo pavimento, una pietra tombale con una scritta latina che recitava: «Qui giace Mafalda ovvero Matilde figlia di Amedeo III Conte di Savoia e sorella di Umberto III Conte di Savoia, consorte di Alfonso Eriquez I Re del Portogallo insieme alla sua figlia spirituale Oureana già chiamata Fatima. Questa chiesa e l’attiguo convento li fece erigere quella Regina per onorare la Gran Madre di Dio nell’anno 1154».
Fatima e Mafalda erano, dunque, state sepolte insieme. La Regina, morta a Coimbra il 4 novembre del 1157, lasciò scritto nel suo testamento che aver «portato Oureana alla fede cristiana è stata la mia grande gioia. Lascio a lei il compito di continuare il culto della Vergine nella chiesetta che feci costruire alla Sierra de Aire che tanto somiglia alla mia Savoia e dove desidero essere seppellita io stessa per riposare nella quiete eterna ai piedi della Vergine Maria, lontano dall’eco della città». Gli auspici di Mafalda di Savoia si realizzarono e la chiesetta del borgo di Fatima divenne centro universale di spiritualità mariana.
In punto di morte la veggente Suor Filippina de’ Storgi «parlava de’ futuri eventi, prosperi e funesti della Casata Sabauda, fino a un tempo non preciso di terribili guerre, dell’hesilio di Umberto di Savoia [Re Umberto II] in Lusitania, di un certo mostro d’Horiente, tribulatione dell’Humanità, ma che sarebbe ucciso dalla Madonna del S. Rosario de Phatima, se tutti li huomini l’havessero invocata con penitentia grande» (In C. Siccardi, Fatima e la passione della Chiesa, Sugarco, Milano 2012, p. 53).
Inoltre il 16 settembre 1454 la mistica sabauda rivelò che «là nella Lusitania c’è una chiesa in un paese che si chiama Fatima, edificata da una antenata della nostra Santa Fondatrice Margherita di Savoia, Mafalda e che una statua della Vergine SS.ma ha detto degli avvenimenti futuri molto gravi perché Satanasso farà una guerra terribile ma perderà perché la Vergine SS.ma Madre di Dio e del SS.mo Rosario di Fatima “più forte di ogni esercito schierato a battaglia” lo vincerà per sempre» (Ibidem).
Questa cronaca storica offre un’idea dell’immensità del progetto che la Divina Provvidenza ha riservato a Fatima, un progetto che ebbe inizio con la fondazione del Regno del Portogallo e si è poi sviluppato attraverso i secoli, coinvolgendo anime prescelte: dai primi sovrani della nazione lusitana, che liberarono la loro terra dalla presenza dei violenti seguaci di Maometto ai tre pastorelli di Fatima, portavoci delle esortazioni e dei richiami della Madonna, che, nella comunione dei Santi, li lega alla monaca Suor Filippina, morta in odore di santità. 
da: www.corrispondenzaromana.it

giovedì 13 aprile 2017

Harold Acton: memorie di un esteta cattolico




di Luca Fumagalli

Poco fuori Firenze, la via Bolognese offre al turista desideroso di evadere dalla ressa del centro diversi spettacoli imprevisti. Ai lati della strada, che si inerpica dolcemente tra le colline, tutta curve e sinuosi cambi di direzione, nel corso dei secoli sono infatti sorte splendide ville signorili, rimembranze di un mondo che fu, di un’opulenza aristocratica bandita dalla storia. I cancelli custodiscono ancora oggi i segreti di quel lontano passato, quando Firenze era ben lontana dall’invadere la campagna limitrofa, e l’Arno e le vecchie mura bastavano a contenere la baldanzosa esuberanza dell’incremento demografico.
Al civico 120 si trova villa La Pietra, una splendida tenuta a cui si giunge percorrendo un lungo viale alberato. L’edificio, di fondazione rinascimentale, è circondato da lussureggianti giardini all’italiana, con aiuole, fontane e piante di agrumi. Ogni terrazza costituisce un microcosmo vegetale in cui elementi architettonici e decorativi si innestano senza soluzione di continuità.
In una delle stanze della casa, bomboniera di preziosità artistiche, nel 1904 Harold Acton aprì per la prima volta gli occhi alla luce. Rampollo di una ricca famiglia inglese di tradizione cattolica, Acton fu collezionista d’arte e scrittore di rara erudizione. Con la sua morte, nel 1994, scomparve l’ultimo rappresentante di quella colonia britannica che nella prima metà del XX secolo aveva animato la vita culturale del capoluogo toscano.
Non era raro vedere il giovane Harold camminare per le vie cittadine con Norman Duglas e Reggie Turner o scambiare qualche parola con l’etereo Ronald Firbank. Frequentava i locali alla moda in compagnia di vecchi nobili russi – costretti all’esilio dopo la rivoluzione del ’17 – e non perdeva occasione per un franco scambio di opinioni quando l’interlocutore era l’antiquario Pino Orioli o lo storico dell’arte Bernard Berenson.
Acton, cresciuto culturalmente a Oxford, visse in Inghilterra gli anni della prima maturità, l’epoca gloriosa di quei ragazzacci mondani che la stampa britannica bollò con l’etichetta di “Bright Young Things”, le stelle delle nottate salottiere all’epoca del jazz.
Nel frattempo coltivò ambizioni di poeta ed ebbe contatti con Gertrud Stein, i fratelli Sitwell, Robert Byron ed Evelyn Waugh, di cui fu affettuoso sodale fino alla fine dei suoi giorni. Waugh gli dedicò il suo primo romanzo, Declino e caduta, e Acton volle ricambiare il favore instradando l’amico verso la Chiesa cattolica. Qualche voce maligna suggerì all’epoca della pubblicazione di Ritorno a Brideshead che il personaggio di Anthony Blanche, dandy e decadente, fosse stato ispirato a Waugh proprio dall’eccentrico compagno.
L’Inghilterra fu solo una parentesi nella vita di Acton che mai smise di considerare Firenze la sua vera casa. L’Italia che lui amava era quella delle piccole patrie e dei valori universali, quella del Rinascimento e della Fede, quella descritta ed elogiata nei suoi saggi dedicati ai Medici e ai Borboni nonché nell’autobiografia Memorie di un esteta. La sua penna, sempre corroborante, capace di intrecciare frasi delicate e florilegi lessicali, non mancò inoltre di denunciare le brutture del fascismo, compreso l’odioso convincimento mussoliniano di voler riportare ad antichi fasti un’Italia che, in realtà, non venne mai veramente unificata. Da qui le ragioni che lo spinsero ad arruolarsi nella RAF durante il secondo conflitto mondiale.
Acton fu anche un’instancabile viaggiatore. Dopo l’università tentò, senza successo, di sbarcare il lunario come scrittore a Parigi per poi trasferirsi in Cina. Dal 1932 al 1939 visse a Pechino, dove imparò ad apprezzare la cultura orientale, diventandone uno dei maggiori esperti. Percorse tutto il sud-est asiatico e fu solo con lo scoppio della guerra sino-giapponese che si risolse, con un groppo in gola, a tornare in Italia.
Nel 1971, rifugiatosi nella tranquillità della sua villa, divenne protagonista delle cronache ecclesiastiche, quando la sua firma comparve in calce al documento che diede il la alla concessione comunemente nota come “Indulto di Agatha Christie”. A seguito delle riforme liturgiche introdotte da Paolo VI, alcuni intellettuali inglesi, tra cui la celeberrima scrittrice, avevano firmato congiuntamente una petizione per chiedere il mantenimento in Inghilterra e in Galles del rito tridentino. Montini non poté ignorare una supplica che proveniva dal fior fiore dell’intellighenzia britannica e infine assecondò la richiesta.
A ricordare oggi la parabola esistenziale di Acton, oltre a villa La Pietra – ora di proprietà dell’Università di New York – restano solamente poche righe su qualche rivista e un paio di approfondimenti biografici rintracciabili a fatica in oscuri saggi miscellanei. La storia di questo singolare inglese-italiano giace colpevolmente dimenticata. Eppure Harold Acton fu una figura tutt’altro che trascurabile, a suo modo un piccolo segno di contraddizione nel corso del XX secolo: uomo moderno ma al contempo orfano di un passato mitico fatto di ordine, cavalleria e santità.
Dunque ancora si attende chi prenderà il testimone della diuturna battaglia condotta da Acton contro il brutto, il conformismo, l’indifferenza e i falsi profeti. Una missione, del resto, che pare più che mai attuale in tempi tanto ferrigni come quelli in cui stiamo vivendo
da: www.radiospada.org

mercoledì 12 aprile 2017

Seconda Edizione del Premio di Arte e Cultura “Il Tempio dell’Anima”.

L’Accademia Internazionale Vesuviana
Indice la Seconda Edizione 
del Premio di Arte e Cultura 
“Il Tempio dell’Anima”.
Percorsi culturali del Terzo Millennio nel Biennio Accademico 2016-2017

Il premio si articola nelle seguenti sezioni ed è riservato ad Autori, Poeti, Scrittori e Artisti, anche stranieri, nonché a giovani autori adepti e promettenti, con elaborati in lingua italiana e vernacolare.

A)              Poesia - Inviare max da una a tre Poesie, Prosa o Temi lirici, editi o inediti, in lingua italiana, a tema libero, oppure su temi sociali, religiosi, spirituali, famigliari, storici; temi sull’amore, dolore, amicizia, sulla natura, sulla Droga, su Fatti, fenomeni  e avvenimenti quotidiani di cronaca,  max 30-40 versi dattiloscritti su fogli formato A/4, in duplice copia di cui una con dati, firma, telefono ed eventuale Mail.
B)              Vernacolo - Inviare max da una a tre Poesie, Prosa, Temi lirici, editi o inediti in lingua napoletana o siciliana (senza traduzione); vernacolare di ogni regione d’Italia max 30-40 versi (possibilmente con traduzione). Elaborati redatti su formato A/4, in due copie di cui una con dati, firma, tel. ed eventuale Mail.
C)              Libro - Inviare una sola copia di Poesie, Prosa, Pensieri, Saggi, Racconti, Storie in lingua italiana o vernacolo segnalando dati, firma, telefono, ed eventuale mail sulla prima pagina del medesimo.
Silloge - Inviare una silloge max dieci poesie (spillata con  titolo senza indice) in lingua o vernacolo
D)              Artistica – Inviare due- cinque Foto di Opere diverse tra loro, di ogni genere artistico, formato max 20x25 a colori o in bianco e nero con sul retro i titoli e, almeno dietro una sola, dati, indirizzo, telefono, ed eventuale mail. Gli elaborati delle Sezioni A, B e E possono essere inviati anche Via E-mail a gianniian@libero.it
E)              Racconti – Inviare da uno a tre elaborati non superiori alle tre pagine di Racconti, Favole, Saggi, Monologo, Storia, Tema, Riassunto, Evento, ecc. dattiloscritti su fogli formato A/4 in due copie di cui una con dati, telefono ed eventuale mail.
Si può partecipare a più Sezioni, inoltrando un contributo a Sezione di quindici euro, da inviare solo  in contanti  insieme agli elaborati previo Raccomandata ben sigillata con nastro adesivo sulle chiusure della busta non oltre il 30 Aprile 2017, al Cav. Gianni Ianuale - Casella postale Aperta 10 - 80034 Marigliano (NA) Italy.
                         Gli elaborati inviati senza contributo saranno automaticamente esclusi dal premio.
L’Accademia si esenta da smarrimenti o disguidi postali e ringrazia gli autori che invieranno quanto prima le opere. Opere che si potranno consegnare anche a mano presso la Sede: Via Somma, Traversa Privata, 91/A - 80034 Marigliano (Napoli). Per ogni informazione Telefonare ai  numeri: 338-388.67.15 - 081-885.49.16 - 331-282.86.19
La Cerimonia di premiazione si svolgerà nel suggestivo teatro dell’Arcidiocesi S. Anna alle Paludi, sita a trenta metri dalla Stazione Centrale di Napoli. La giuria, formata da qualificati personaggi del mondo della cultura, del giornalismo e dell’arte contemporanea, con parere insindacabile, sarà resa nota nel giorno della premiazione.
Verranno assegnati ai primi classificati Eleganti Conferimenti, Menzioni, Premi speciali, ma al di là dei risultati, l’Accademia premierà tutti i partecipanti con un elegante Diploma a colori e premio di partecipazione.
I premi non ritirati verranno spediti su richiesta dei diretti interessati. Tutto il materiale del Premio dopo un anno verrà distrutto. Una Raccomandazione agli Autori e Artisti è quella di inoltrare quanto prima le opere.
In base al numero dei partecipanti e alla qualità dei temi partecipanti, la commissione assegnerà ulteriori premi agli autori meritevoli. Inoltre l’organizzazione per motivi specifici potrà apporre qualche variazione a titolo cautelativo.
L’Accademia cura l’immagine e pubblica con la Brignoli Edizioni eleganti libri, opere di qualsiasi genere, personalizzate, con foto e copertine a colori plastificate, ben curate, con critiche e recensioni gratuite.
Invia subito le Opere – Partecipando, avrai una bella sorpresa





Ottava Edizione del Premio di Arte e Cultura “Due Sicilie”

   L’Accademia Internazionale Vesuviana 
Indice la Ottava Edizione del Premio di Arte e Cultura 
“Due Sicilie”.
Percorsi culturali nel Segno della Misericordia

Il premio è riservato ad Autori, Poeti, Scrittori e Artisti, anche stranieri, nonché a giovani autori adepti e promettenti, con elaborati in lingua italiana e in lingua vernacolare. La cerimonia di premiazione si svolgerà nella prossima primavera a Napoli, in una struttura vicino alla Stazione Centrale e verrà comunicata a tutti i partecipanti con l’allegato  Verbale della Commissione Giudicatrice, che sarà resa nota al momento della premiazione.

Norme di partecipazione
A)              Inviare da una a tre Poesie, Prosa o Racconti, editi o inediti, in lingua italiana, a tema libero, oppure temi sui Genitori, sui Figli, sul Dolore, sulla Mamma, sull’Anima, sull’Amore, sull’Amicizia, sulla Natura, sul Mare, sulla Famiglia, sulla Droga, sul Lavoro, su Fatti, fenomeni  e avvenimenti quotidiani di cronaca,  max 30-40 versi per poesie e prosa; per gli altri temi 3 o 4 pagine. Il tutto dattiloscritto su fogli formato A/4, in duplice copia di cui una con dati, firma, telefono ed eventuale Mail.
B)              Inviare da una a tre Poesie, Prosa o Temi lirici, editi o inediti, in lingua italiana a Tema libero o religioso di ogni etnografia, riguardante i Santi, gli Angeli, la Madonna, Padre Pio, i Papi, S. Francesco, gli Apostoli, i Beati, i Venerati, i Benefattori dell’umanità, e altro. Elaborati redatti su fogli formato A/4, in duplice copia di cui una con dati, firma, telefono ed eventuale Mail.
C)              Inviare una sola copia di un libro di Poesie, Prosa, Pensieri, Saggi, Racconto, Storie in lingua italiana o vernacolo di Case editrici e non, segnalando dati, firma, telefono, ed eventuale mail sulla prima pagina.
D)              Inviare da una a tre liriche o poesie in vernacolo napoletano, senza traduzione, o di altre Regioni italiane, con traduzione, max 30-40 versi, redatti su foglio formato a/4, in duplice copia di cui una con dati, firma, telefono ed eventuale mail.
E)              Artistica – Inviare da due a cinque Foto di Opere diverse tra loro, di ogni genere artistico e creativo, formato max 20x25 a colori o in bianco e nero con sul retro i titoli e, almeno dietro una sola, dati, indirizzo, telefono, ed eventuale mail. Gli elaborati delle Sezioni A, C e D possono essere inviati anche Via E-mail a gianniian@libero.it
Note - Si può partecipare a più Sezioni, inoltrando un contributo a Sezione (a Sezione), di quindici euro, da inviare solo in contanti  insieme agli elaborati previo una Raccomandata ben sigillata con nastro adesivo sulle chiusure della busta non oltre il 30 Aprile 2017, al Cav. Gianni Ianuale - Casella postale 40 - 80034 Marigliano (NA) Italy. Gli elaborati inviati senza contributo saranno automaticamente esclusi dal premio.
L’Accademia si esenta da smarrimenti delle opere o disguidi postali e ringrazia gli autori che invieranno quanto prima le opere, che, potranno consegnare a domicilio (Via Somma Traversa Privata, 91/A - 80034 Marigliano (Napoli). Per ogni tipo di informazione Telefonare ai seguenti numeri: 338-388.67.15 – 081-885.49.16 – 331-282.86.19

Tutti i partecipanti riceveranno invito personale, verbale con il programma della Cerimonia di premiazione, evento che si svolgerà nella primavera del 2018 a Napoli in una struttura nei pressi della Stazione Centrale . La giuria, formata da eminenti personaggi del mondo della cultura, del giornalismo e dell’arte contemporanea, con parere insindacabile, verrà menzionata nel giorno della premiazione. Verranno assegnati eleganti conferimenti, Menzioni e Premi speciali. Al di là dei risultati, tutti i partecipanti saranno premiati. I premi non ritirati verranno spediti su richiesta dei diretti interessati. Tutto il materiale del Premio dopo un anno verrà distrutto. Una Raccomandazione agli Autori e Artisti è quella di inoltrare quanto prima le opere. 

La Scomparsa di Barberi Squarotti

di Elio Giunta

da sinistra: G. B. Caputo, Giorgio Barberi Squarotti, e T. Romano

Domenica 10 u.s. moriva a Torino Giorgio Barberi Squarotti. La notizia, nonostante lo sapessimo da tempo di salute malferma, ci è giunta come imprevedibile, inattesa, e come tale ci ha dato smarrimento. Questo perché non solo non pensavamo a sue possibili condizioni estreme, ma perché eravamo talmente avvezzi e costantemente legati alla sua corrispondenza affettuosa, talmente consapevoli della sua intaccabile lucidità mentale, che non pensavamo che un giorno potessimo venirne privati.
Personalità di alto spessore tra quelle che hanno fatto la cultura del Novecento, che ne hanno definito i caratteri della letteratura, la sua militanza come critico costituiva punto di riferimento specie per l’interpretazione degli autori detti contemporanei (Poesia e narrativa del secondo novecento); ma era anche presenza singolare nella varietà delle proposte di poesia del secolo, giacché soleva registrare in versi, con assiduità, i movimenti, gl’incontri, le esperienze visive e immaginifiche, donde i numerosi titoli delle raccolte pubblicate dagli anni 60 ad oggi e che restano come originale documento de La scena del mondo.

L’aspetto severo della sua figura mal celava la massima generosità con cui si accostava ad ogni manifestazione di buona volontà letteraria: infatti ascoltava tutti, a tutti soleva dare riscontro, per tutti aveva un giudizio. Con Palermo poi nutriva un rapporto privilegiato, iniziato oltre un quarantennio fa e coltivato con sempre maggiore familiarità, sia per le diverse frequenze amicali con chi a Palermo pratica letteratura, sia per le occasioni che Palermo gli offriva per conferenze o incontri.  E proprio a Palermo egli pubblicava recentemente, presso le edizioni Thule, quella raccolta di versi Le avventure dell’animo, con cui si vivificava e riassumeva, come per un’ultima volta, il suo fervore creativo.  Tra noi, dunque, a Palermo, resteranno indimenticabili le sue molte parole esortative: La letteratura può giovare a conservare la religione del passato e la speranza per il futuro. L’amicizia nella letteratura è garanzia di verità e di passione della vita; in essa s’insegue il meglio della storia del mondo. E tante altre parole continueranno a fluire, nel ricordo di un grande amico che se n’è andato e col quale e del quale continueremo a parlare a lungo.