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venerdì 8 maggio 2015
mercoledì 6 maggio 2015
Piero Vassallo: interventi per Tommaso Romano
Con i preziosi testi di Piero Vassallo, è uscito a stampa, e si può leggere cliccando su http://cosmospirituale.blogspot.it, il n° 5 dei "Quaderni del Sigillo Cultura", curato dalla nostra "Comunità Spirituale del Mosaicosmo", dal titolo Realismo e magnifica utopia nell'opera di Tommaso Romano. Testi, note, recensioni, che raccoglie interventi pubblicati dall'insigne filosofo genovese, sul pensiero, la figura e l'opera di Tommaso Romano dal 1986 ad oggi, a testimonianza di un solido sodalizio fra i due pensatori cementatosi a partire dal 1973 a Napoli, in occasione dello storico convegno della rivista di Silvio Vitale "L'Alfiere", alla presenza del comune Maestro Francisco Elias de Tejada. I nostri lettori potranno quindi approfondire - anche sul piano storico - le tematiche e i punti focali che gli scritti proposti evidenziano in modo esemplare.
domenica 3 maggio 2015
"Ad occhi chiusi" - Sabato 16 maggio alle ore 18:30 presso la galleria Studio 71
Sabato 16 maggio alle ore 18:30 presso
la galleria Studio 71, all’interno della mostra SENSO di Filli Cusenza, curata
da Vinny Scorsone, si terrà: “Ad occhi chiusi” - percorso multisensoriale e
interpretazione di brani tratti dalla Divina Commedia - , terzo appuntamento di
Gabriella Pellitteri nell’ambito della settimana delle culture di Palermo.
L’artista, esperta in esplorazione
tattile, terrà un laboratorio psico-corporeo di gruppo sull’osservazione
tattile dell’arte avvalendosi di esercizi di rilassamento e delle opere in
mostra.
Gabriella
Pellitteri metterà a disposizione degli intervenuti la sua esperienza nel campo
della percezione aptica, prossemica e cinestetica accompagnando i visitatori in
un percorso multisensoriale.
Scrive Vinny Scorsone nel testo che
accompagna la mostra: “…In un mondo che diviene sempre più tecnologizzato e
virtuale, a volte, il bisogno primario di conoscenza sensoriale riprende il suo
alveo da troppo tempo abbandonato.
Abituati ad approcciarci all’arte (e
molto spesso alla vita) in maniera esclusivamente visiva, spesso ci
dimentichiamo di quanto ciò che ci circonda sia fatto di massa concreta, di
materia e di quanto questa sia in grado
di produrre al nostro corpo e alla nostra psiche sensazioni molteplici.
Viviamo in un’era, quella digitale e
dell’immagine, in cui, anche se il nostro smartphone è touch screen, così come
l’arte che si avvale delle più moderne tecnologie, abbiamo quasi del tutto
trascurato il senso del tatto e quindi il piacere o il ribrezzo che da esso ne
deriva...”
Un’occasione,
quindi, per riscoprire il mondo circostante, se stessi e la consapevolezza
della percezione del proprio essere all’interno dello spazio, attraverso
l’utilizzo del corpo.
Una mostra ed un
laboratorio per imparare ad osservare l’arte senza preconcetti e senza barriere
poiché non sempre guardare con gli occhi è vedere.
Altri
appuntamenti con “Ad occhi chiusi” saranno, sempre a Palermo: Il 14 maggio alle
18.30 presso il Teatro Massimo e il 15 maggio alle 20.00 presso la Cappella Palatina.
Per
informazioni:
Gabriella
Pellitteri
Cell. 3409356447
Cell. 3409356447
Vinny
Scorsone
Cell.
3381499867
Galleria
Studio 71
0916372862
LA DEMOCRAZIA DEVE CHIEDERE L’ESILIO DI DIO
Ai “5” amici, lettori del mio “quasi-mensile” dico subito che non mi ha ancora dato di volta il cervello, pur avendo varcato la soglia dei 70: quel titolo non è mio, ma di “Repubblica” del 9-III-2015, riportato da un discorso che un noto “maestro” di pensiero ha tenuto alla università di Torino. Tali “maestri” vivono arroccati sul vertice della piramide, scrivono libri, dirigono riviste e giornali, vengono ascoltati in ginocchio nelle tv e amministrano la “cultura” per il “popolo” mediante una “legione” di seguaci come i demoni di Gerasa: politicanti, gazzettieri, sparaparole televisivi pagati da noi, registi, professorini di scuole, applauditori beoti a comando… Tranquilli, il sottoscritto è per il “Credo in unum Deum, Patrem omnipotentem, factorem coeli et terrae”.
“Repubblica” si è sempre distinta per la lotta subdola o aperta alla Chiesa; così, in tanti anni, ho messo insieme un tale florilegio di appunti e ritagli sull’argomento da poterne comporre un corposo volume. Qui, cogliendo fior da fiore, riporto solo un episodio emblematico e mi scuso se mi allargo un po’ con questo preambolo. Quando imperversava e veniva gonfiata a comando la propaganda intorno alla “pedofilia dei preti”, lorsignori – espertissimi – tentarono di infangare perfino Papa Benedetto mettendo la sua foto in prima pagina con sullo sfondo le sagome scure, disegnate a vignetta, di due prelati, vecchi e barbogi, che confabulavano fra loro e, sotto, a caratteri grossi “Caso di pedofilia a Monaco con Ratzinger vescovo” (11-III-2010). L’insieme, da provetti falsari, era studiato affinché il coinvolgimento del Papa rimanesse impresso nella memoria visiva anche di un lettore distratto! E dire che Ratzinger da professore, da vescovo, da Prefetto del Sant’Uffizio e da Papa è stato fustigatore implacabile della pedofilia. Ne scrivono di cose su “Repubblica”!
Ma un titolo esplicito contro Dio per cui si invoca addirittura l’“esilio”, onestamente non me lo aspettavo pur sapendo essere quel giornale il più laicista e anticattolico sulla piazza italiana.
L’articolo è stato pensato dopo l’attentato ai vignettisti di Parigi del 7-I-2015; esso si compone di due pagine: un concentrato di rimandi culturali, uso di parole greche come “nomos”, “eteros”, “autosnomos”, “eterosnomos”, “polemos” con intreccio di filosofia, religione, storia, sociologia, politica; un insieme di tono e stile “alti” come si conviene ad una prolusione da tenersi all’università; una sintesi densa e a prima lettura non masticabile da tutti. Tuttavia qua e là si aprono ampi squarci molto più “facili” anche per noi del “basso popolo”. In sintesi c’è scritto quanto segue: se si vuole la pace sociale, la Democrazia deve eliminare chiese, religioni e Dio stesso che sono la radice dei fondamentalismi, razzismi e magari dei bullismi e delle omofobie...; solo così, estirpando la causa del male – Dio –, tutti potremo vivere felici e contenti sulla terra.
Per comprendere meglio ne trascrivo alcuni scampoli.
“L’alternativa perciò è secca. O l’esilio di Dio dall’intera sfera pubblica, o l’irruzione del Suo volere sovrano (…) Aut aut. Ecco perché è inerente alla democrazia l’ostracismo di Dio, della sua parola e dei suoi simboli, da ogni luogo dove protagonista sia il cittadino: scuola compresa, e anzi scuola innanzitutto, poiché ambito della sua formazione. Al fedele restano chiese, moschee, sinagoghe, e la sfera privata in interiore homine” E ancora. “Una volta istituita la sfera pubblica in forma democratica, rilegittimarvi Dio vuole dire inocularvi il virus (…) fino alla guerra civile di religione (…) Perciò. La religione è compatibile con la democrazia solo se disponibile e assuefatta all’esilio di Dio (…) solo se pronta a praticare il primo comandamento della sovranità repubblicana: non pronunciare il nome di Dio in luogo pubblico (…) La religione è compatibile con la democrazia solo se addomesticata (…) Le religioni compatibili con la democrazia sono dunque religioni docili, che hanno rinunciato a ogni fede militante (…) Sono religioni sottomesse (…) Sono religioni riformate”.
Parole più chiare di queste l’illustre pensatore non poteva usare e – confesso – così esplicite, rare volte ne avevo sentite. Riprendo, quindi, gli spiriti e cerco di dare alcune risposte.
Prima: io, oltre che come “cittadino”, pretendo il diritto ad essere “protagonista” anche come “cattolico” e aggiungo volentieri, “apostolico, romano”; infatti, non abito nel Pakistan a stragrande maggioranza musulmano o nella Cina comunista che perseguita i cristiani o nell’Olanda neopagana ma in Italia dove la Chiesa Cattolica, per grazia della Provvidenza, c’è da venti secoli e ancora si vede, avendo forgiato – nonostante peccati e errori di suoi uomini – la civiltà e l’unità del nostro popolo anche con arte, letteratura, diritto, musica, canto, lingua, toponomastica, costumi, proverbi e…buona tavola.
Seconda: è mio diritto avere anche una scuola che non distrugga il deposito della storia e delle tradizioni di questo popolo di cui faccio parte; che ai nostri figli e nipoti, in nome di un mal capito “multiculturalismo”, essa non proibisca, ad esempio, di fare il presepio e cantare le canzoni di Natale e – soprattutto – che questi non vengano indottrinati dalle aberrazioni del “gender” (due mamme, due padri, tre genitori!) trasformando il falso in vero per demolire l’unica Famiglia .
Terza: è mio diritto il poter professare la fede pubblicamente, cioè anche fuori delle chiese e non solo in “interiore homine” come petendono lorsignori; è dal “1789” che provano anche in Italia a rinchiuderci, ma non ci sono ancora riusciti.
Quarta: io non voglio essere un cattolico “addomesticato”, “docile”, “sottomesso”, “riformato”. Penso con rammarico che se questo “maestro” si è spinto ad affermazioni tanto chiare e perfino offensive, non ha usato tali precise parole “per vedere l’effetto che fanno” ma perché, purtroppo, conosce bene cattolici già da tempo “addomesticati” e addomesticabili: ce ne sono parecchi, ad esempio, nei partiti politici. Il pericolo mortale per la Religione infatti, a mio “zero-virgola” di parere, non proviene tanto da chi la combatte a bandiere spiegate come fanno i radical-monetieri-borghesi di cui stiamo parlando, quanto dagli ignavi e confusi, anche frequentatori di chiese e oratori che non si sono ancora resi conto che la “nostra” Chiesa in questo momento storico, mediante la corruzione/dissoluzione della società, è oggetto di un attacco globale ed epocale con caratteristiche che mai si erano viste prima; è l’attacco concentrico della “dittatura del relativismo” soprattutto alla Famiglia nell’intento di crearne un’altra diversa di quella che abbiamo conosciuto per secoli e millenni: vedi le proposte di legge contro di essa da parte di politici italiani mezzefigure a cui, purtroppo, la Democrazia consegna il potere enorme di disfare cose infinitamente più grandi delle loro minuscole persone…
Agli stolti che vogliono mandare Dio in esilio ricordo – al solito, da povero “quidam de populo” – che il loro progetto lo abbiamo già visto organizzato svariate volte da chi, volendo creare “l’homo novus”, ha proclamato la “morte di Dio” o la “religione oppio dei popoli” e puntualmente ha prodotto fame, gulag, lager, macerie e montagne di cadaveri.
Ai “5” amici, nonni, padri, nipoti, più e meno frequentatori di chiese, dico di reagire in prima persona affinché quei tali “maestri”, progettisti dell’“esilio di Dio”, non prevalgano almeno nella nostra Patria.
25 Aprile 2015, Festa di San Marco Evangelista Carmelo Bonvegna
“Repubblica” si è sempre distinta per la lotta subdola o aperta alla Chiesa; così, in tanti anni, ho messo insieme un tale florilegio di appunti e ritagli sull’argomento da poterne comporre un corposo volume. Qui, cogliendo fior da fiore, riporto solo un episodio emblematico e mi scuso se mi allargo un po’ con questo preambolo. Quando imperversava e veniva gonfiata a comando la propaganda intorno alla “pedofilia dei preti”, lorsignori – espertissimi – tentarono di infangare perfino Papa Benedetto mettendo la sua foto in prima pagina con sullo sfondo le sagome scure, disegnate a vignetta, di due prelati, vecchi e barbogi, che confabulavano fra loro e, sotto, a caratteri grossi “Caso di pedofilia a Monaco con Ratzinger vescovo” (11-III-2010). L’insieme, da provetti falsari, era studiato affinché il coinvolgimento del Papa rimanesse impresso nella memoria visiva anche di un lettore distratto! E dire che Ratzinger da professore, da vescovo, da Prefetto del Sant’Uffizio e da Papa è stato fustigatore implacabile della pedofilia. Ne scrivono di cose su “Repubblica”!
Ma un titolo esplicito contro Dio per cui si invoca addirittura l’“esilio”, onestamente non me lo aspettavo pur sapendo essere quel giornale il più laicista e anticattolico sulla piazza italiana.
L’articolo è stato pensato dopo l’attentato ai vignettisti di Parigi del 7-I-2015; esso si compone di due pagine: un concentrato di rimandi culturali, uso di parole greche come “nomos”, “eteros”, “autosnomos”, “eterosnomos”, “polemos” con intreccio di filosofia, religione, storia, sociologia, politica; un insieme di tono e stile “alti” come si conviene ad una prolusione da tenersi all’università; una sintesi densa e a prima lettura non masticabile da tutti. Tuttavia qua e là si aprono ampi squarci molto più “facili” anche per noi del “basso popolo”. In sintesi c’è scritto quanto segue: se si vuole la pace sociale, la Democrazia deve eliminare chiese, religioni e Dio stesso che sono la radice dei fondamentalismi, razzismi e magari dei bullismi e delle omofobie...; solo così, estirpando la causa del male – Dio –, tutti potremo vivere felici e contenti sulla terra.
Per comprendere meglio ne trascrivo alcuni scampoli.
“L’alternativa perciò è secca. O l’esilio di Dio dall’intera sfera pubblica, o l’irruzione del Suo volere sovrano (…) Aut aut. Ecco perché è inerente alla democrazia l’ostracismo di Dio, della sua parola e dei suoi simboli, da ogni luogo dove protagonista sia il cittadino: scuola compresa, e anzi scuola innanzitutto, poiché ambito della sua formazione. Al fedele restano chiese, moschee, sinagoghe, e la sfera privata in interiore homine” E ancora. “Una volta istituita la sfera pubblica in forma democratica, rilegittimarvi Dio vuole dire inocularvi il virus (…) fino alla guerra civile di religione (…) Perciò. La religione è compatibile con la democrazia solo se disponibile e assuefatta all’esilio di Dio (…) solo se pronta a praticare il primo comandamento della sovranità repubblicana: non pronunciare il nome di Dio in luogo pubblico (…) La religione è compatibile con la democrazia solo se addomesticata (…) Le religioni compatibili con la democrazia sono dunque religioni docili, che hanno rinunciato a ogni fede militante (…) Sono religioni sottomesse (…) Sono religioni riformate”.
Parole più chiare di queste l’illustre pensatore non poteva usare e – confesso – così esplicite, rare volte ne avevo sentite. Riprendo, quindi, gli spiriti e cerco di dare alcune risposte.
Prima: io, oltre che come “cittadino”, pretendo il diritto ad essere “protagonista” anche come “cattolico” e aggiungo volentieri, “apostolico, romano”; infatti, non abito nel Pakistan a stragrande maggioranza musulmano o nella Cina comunista che perseguita i cristiani o nell’Olanda neopagana ma in Italia dove la Chiesa Cattolica, per grazia della Provvidenza, c’è da venti secoli e ancora si vede, avendo forgiato – nonostante peccati e errori di suoi uomini – la civiltà e l’unità del nostro popolo anche con arte, letteratura, diritto, musica, canto, lingua, toponomastica, costumi, proverbi e…buona tavola.
Seconda: è mio diritto avere anche una scuola che non distrugga il deposito della storia e delle tradizioni di questo popolo di cui faccio parte; che ai nostri figli e nipoti, in nome di un mal capito “multiculturalismo”, essa non proibisca, ad esempio, di fare il presepio e cantare le canzoni di Natale e – soprattutto – che questi non vengano indottrinati dalle aberrazioni del “gender” (due mamme, due padri, tre genitori!) trasformando il falso in vero per demolire l’unica Famiglia .
Terza: è mio diritto il poter professare la fede pubblicamente, cioè anche fuori delle chiese e non solo in “interiore homine” come petendono lorsignori; è dal “1789” che provano anche in Italia a rinchiuderci, ma non ci sono ancora riusciti.
Quarta: io non voglio essere un cattolico “addomesticato”, “docile”, “sottomesso”, “riformato”. Penso con rammarico che se questo “maestro” si è spinto ad affermazioni tanto chiare e perfino offensive, non ha usato tali precise parole “per vedere l’effetto che fanno” ma perché, purtroppo, conosce bene cattolici già da tempo “addomesticati” e addomesticabili: ce ne sono parecchi, ad esempio, nei partiti politici. Il pericolo mortale per la Religione infatti, a mio “zero-virgola” di parere, non proviene tanto da chi la combatte a bandiere spiegate come fanno i radical-monetieri-borghesi di cui stiamo parlando, quanto dagli ignavi e confusi, anche frequentatori di chiese e oratori che non si sono ancora resi conto che la “nostra” Chiesa in questo momento storico, mediante la corruzione/dissoluzione della società, è oggetto di un attacco globale ed epocale con caratteristiche che mai si erano viste prima; è l’attacco concentrico della “dittatura del relativismo” soprattutto alla Famiglia nell’intento di crearne un’altra diversa di quella che abbiamo conosciuto per secoli e millenni: vedi le proposte di legge contro di essa da parte di politici italiani mezzefigure a cui, purtroppo, la Democrazia consegna il potere enorme di disfare cose infinitamente più grandi delle loro minuscole persone…
Agli stolti che vogliono mandare Dio in esilio ricordo – al solito, da povero “quidam de populo” – che il loro progetto lo abbiamo già visto organizzato svariate volte da chi, volendo creare “l’homo novus”, ha proclamato la “morte di Dio” o la “religione oppio dei popoli” e puntualmente ha prodotto fame, gulag, lager, macerie e montagne di cadaveri.
Ai “5” amici, nonni, padri, nipoti, più e meno frequentatori di chiese, dico di reagire in prima persona affinché quei tali “maestri”, progettisti dell’“esilio di Dio”, non prevalgano almeno nella nostra Patria.
25 Aprile 2015, Festa di San Marco Evangelista Carmelo Bonvegna
sabato 2 maggio 2015
ASOCIACIÓN INTERNACIONAL DE ESCRITORES Y ARTISTAS
Actualmente la IWA tiene 1700 miembros en 155 países de los cinco continentes. Es la mayor asociación literaria y artística del mundo. Entre sus miembros más ilustres hay príncipes, presidentes de naciones, ganadores del Premio Nobel de Literatura y de Paz, grandes escritores, grandes artistas, editores, coleccionadores de arte, activistas culturales.
La IWA fue fundada en 1978. En 1998, cuando cumplió 20 años de existencia, se celebró su cumpleaños con un Congreso en Rio de Janeiro, en Brasil, el cual fue muy concurrido, pues estuvieron presentes miembros
de muchos países como el Japón, Grecia, Bosnia, Colombia, Uruguay, Argentina, etc. Más de doscientos miembros brasileños comparecieron.
La sede de la IWA está en Toledo, Ohio, en los Estados Unidos, y la lengua oficial es el inglés, pero también operamos en francés, italiano, español y portugués.
La IWA está registrada en el Estado de Ohio y el la Biblioteca del Congreso en Washington, en la UNESCO (Paris) y en la Universidad Internacional de Cambridge (Inglaterra).
La junta gubemativa de la IWA está compuesta de directores en diversos países como la República Checa, Rusia, Cuba, USA, Turquía, Tunisia, Algeria, Corea, Japón, Colombia, Francia y Brasil.
La IWA apoya los derechos y las libertades de la Declaración Universal de los Derechos Humanos para todos los pueblos, en todo el mundo. Además de eso respetamos la comprensión de todas las culturas y tradiciones étnicas, libertad de expresión y diversidad en los límites de un mundo justo. Más fundamental que la libertad de expresión y diversidad es, para nosotros, el rechazo del racismo, sexismo, tribalismo y prejuicio por la edad. Nos empeñamos también en cultivar los valores que llevan a la realización de la felicidad del ser humano.
La IWA aconseja a no destruir los recursos naturales del mundo, porque todo lo que hacemos en nuestro vivir del día a día tiene un significado global. La Tierra no es más que una gran nación, y la raza humana es el conjunto de los ciudadanos del mundo, como dicen los que practican Bahá'u'lláh. También, segundo el dicho de los indios Cree, (enviado por el miembro español Luis Cuevas Lopez), "Solamente después de cortar los últimos árboles, después de envenenar el último río, después de pescar el último pez, aprenderemos que el dinero no es comestible". También nos gusta citar las palabras de nuestra socia Esmeralda Santiago, quien dice: "Las artes expresan el alma de lo que nosotros somos y expresan nuestra humanidad."
Entre las actividades de la IWA están los nombramientos para el Premio Nobel de la Paz y para el
Premio Nobel de Literatura, nombramientos para el Premio de Activista Social de la Fundación Gleitsman, de anunciar y apoyar los congresos de literatura y arte por otras organizaciones que ofrecen premios para los i mejores escritores y artistas. La IWA reconoce el valor y hace homenaje a los escritores y artistas anónimos…
Teresinka Pereira, Presidente
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