giovedì 12 novembre 2015

(S)connessione di Vittorio Riera

(S)CONNESSIONE
Pubblichiamo la settima parte di un testo di grande suggestione creativa dello scrittore Vittorio Riera

Queste frasi sono state registrate insieme con i commenti più o meno salaci dei passeggeri a Palermo sulla linea 102 nel tratto via Roma (Ecce Homo) - Capolinea. Sono di un signore seduto davanti a me. Io mi sono poi limitato a trascriverle fedelmente così come le ho sentite, in una sorta di fonografia e cioè senza apostrofi e senza segni di interpunzione a eccezione del punto di domanda, delle parole tronche, delle voci del verbo essere che vogliono l’accento (è, sarò, sarà) e delle interiezioni. Le voci del verbo avere che prevedono l’acca, sono state semplificate in ‘ò’, ‘à’, ‘ài’, ‘ànno”.  Mie le traduzioni delle frasi in dialetto.
Clicca qui per leggere la settima parte

mercoledì 11 novembre 2015

Socrate

di Don Curzio Nitoglia

Socrate morì nel 399 a. C. condannato formalmente per “empietà”, ossia perché non credeva negli Dei della città e perché corrompeva con le sue dottrine la gioventù di Atene; ma la vera ragione della sua condanna a morte - come scrive Platone nell’Eutrifone - erano i risentimenti e le gelosie di ordine politico da parte della classe dirigente di Atene.  Clicca qui per continuare a leggere

martedì 10 novembre 2015

Ricordi di un Hobbit

 
Il sito della Heliopolis Edizioni,
è stato recentemente profondamente rinnovato. Sviluppa al suo interno, oltre gli usuali riferimenti editoriali,
2  nuove sezioni
dedicate al libero confronto delle idee fra tutti gli amici della ormai storica editrice (il trentennale in questo 2015): 
- “SCUOLA ROMANA di  FILOSOFIA POLITICA”
coordinata  da Giovanni Sessa
ove potranno esprimersi tutti coloro che partecipano a vario titolo
al dibattito filosofico e metapolitico su tradizione e ricerca,
-  “ALTRI  AUTORI”
coordinata da Sandro Giovannini
ove tutti gli amici scrittori ed artisti potranno inserire testi propri
e/o proporre articoli di altri,  apparsi sui diversi organi d’informazione.
La
HELIOPOLIS  EDIZIONI
di idee e materiali di scrittura
prosegue il suo viaggio creativo con proposte nel campo
dell’EDITORIA  
e della PARAEDITORIA.
Nell’EDITORIALE  l’Heliopolis ultimamente ha presentato il  libro/manifesto
“Per una NUOVA OGGETTIVITA’, popolo, partecipazione, destino” 
con oltre 90 autori e 150 adesioni formali, con allegati un CD di musica classico/contemporanea
del M° Mario Mariani ed un INFOLIO di S.G.
Nel PARAEDITORIALE  due ultime pregiate tavolette heliopolis:
una di S. G. a commento del lavoro di Giovanni Sessa su Emo:
“La meraviglia del nulla. La filosofia di Andrea Emo edito da Bietti;
l’altra: “non aver paura di dire...”, con oltre 50 autori, replicata da un e-book stesso titolo, ulteriormente ampliato,
a cura di Roberto Guerra, per La Carmelina Edizioni, di Federico Felloni, Ferrara.
Altre novità 2015 nel campo delle magliette letterarie”, invenzione dell’Heliopolis nel 1987,
del borsello da braccio”, Mod. dep. 2015,  e di una nuova appl. telematica in via di definizione:
elogicon.
In preparazione l’opera corale  
“La Pietra e  il sangue”,
dedicata all’archeologo siriano Khaled al-Asaad,
divisa in tre parti, un testo/sceneggiatura, una parte grafico/letteraria affidata ad artisti,
una terza parte come Appendice con scritti di vari autori su varie tematiche afferenti e note d’uso... 
contattare: Sandro Giovannini
Viale della Vittoria 231, 61121, Pesaro, (PU).  338.9089828  giovannini.sandro@libero.it

Ottobre 2015

lunedì 9 novembre 2015

Una proposta a costo zero per il turismo nel Meridione

di Vito Plantamura

Da sempre, si fa un gran parlare della vocazione turistica del nostro Paese, e in particolare del Mezzogiorno che, proprio nel turismo, dovrebbe trovare la sua occasione di riscatto. Ciclicamente, in politica c’è chi promette che troverà fondi per il Sud, magari proprio per aumentare il business del turismo. La mia risposta è: no, grazie. Nella storia della Repubblica italiana, infatti, ogni qual volta si sono voluti trovare finanziamenti per il Sud, si sono dati soldi al Nord, e ai suoi imprenditori: direttamente, per fare impresa, e quindi creare occupazione al Mezzogiorno; o indirettamente, realizzando un bacino di domanda per il loro prodotti.
È molto facile rinfacciare al Sud, ad es., i forestali della Calabria, senza domandarsi, con il loro stipendio, che prodotti hanno comperato fino a ieri, cioè quelli settentrionali. Dove “fino a ieri” significa fino all’entrata nell’euro, quando la Germania ha potuto vendere agli italiani i suoi prodotti, con il considerevole sconto connesso ai differenti tassi d’inflazione, e senza subire, a causa del boom di esportazioni all’interno dell’eurozona, fisiologiche rivalutazioni della propria moneta, che tali eccessive esportazioni, in danno dei propri vicini, avrebbero arginato.
Forse gli imprenditori settentrionali si saranno infine accorti che erano stati sostenuti dalla domanda interna meridionale, e che di sole esportazioni non riescono a vivere. Forse. O forse no, visto che la crisi sarebbe colpa della corruzione e dell’evasione, che infatti notoriamente non abbiamo mai avuto prima. Quindi, niente fondi speciali destinati al Sud, per carità, che non sappiamo a vantaggio di chi finirebbero, ma sappiamo per certo quale razzismo, ed autorazzismo, continuerebbero ad alimentare.
Per una volta, invece, perché non dare al Mezzogiorno un reale vantaggio competitivo? Come si sarebbe potuto fare al tempo dell’omonima Cassa, quando ancora, cioè, potevamo finanziare la crescita in deficit, mentre si è sempre scelto di dare i soldi al Sud per comprare prodotti altrui, e mai per vendere più facilmente i propri.Rivisondoli (AQ)
Per capire come fare oggi, mettiamo a confronto due piccoli paesi meridionali, con forte vocazione turistica: Rivisondoli e Pescocostanzo. Storicamente, il primo è stato sempre minore rispetto al secondo, che era il centro principale dell’Alto Sangro, come testimoniato dalla splendida Basilica di Santa Maria del Colle. Si tratta, come per la vicina Roccaraso, di mete turistiche non solo invernali, ma anche estive. Anzi, proprio d’estate questi paesini danno il meglio di sé, offrendo tantissimi servizi gratuiti ai turisti, come, ad es., l’animazione per i bambini, sia di mattina che di pomeriggio, e numerosi intrattenimenti serali. Ad agosto, Rivisondoli ha offerto, tra l’altro, il cabaret di Gianfranco d’Angelo e di Maurizio Battista, e i concerti di Masini, Caparezza e Povia.
Quest’ultimo merita una menzione speciale, non solo per la dedizione che mostra, la durata e la qualità dello spettacolo, ma anche per i contenuti del suo “siamo italiani tour”, in cui, lui che è milanese, mostra orgogliosamente una bandiera del Regno delle Due Sicilie, e spiega come l’Unità d’Italia sia stata fatta contro il Meridione: altro che Jovanotti, che si vanta di partecipare, assieme al capo della Banca Mondiale, a misteriosi think-tank in perfetto stile Bilderberg.Pescocostanzo (AQ)
E Pescocostanzo? La bellissima Pescocostanzo non riesce più a offrire altrettanto. Cosa cambia tra questi due paesi? La popolosità. Pescocostanzo, infatti, ha il “torto” di avere 1.200 abitanti, mentre Rivisondoli ha il “merito” di averne 700. Sembra una pazzia. E infatti lo è. Ma ciò comporta che Pescocostanzo è sottoposta, per dirla con Keynes, a quella parodia dell’incubo di un contabile che è il patto di stabilità interno, e non può spendere; mentre Rivisondoli no, e può spendere i suoi soldi, senza doverli tenere in cassa per restrizioni ragionieristiche (1).
Lo Stato vuole davvero aiutare il Sud e rilanciarne il turismo? La mia proposta è diescludere tutti i comuni meridionali, al di sotto dei 10.000 abitanti, e con forte vocazione turistica (che potrebbe accertarsi in base ad una proporzione tra abitanti e posti letto in albergo, o con analogo criterio), dal patto di stabilità, con riferimento alle spese affrontate per incentivare il turismo: l’arredo urbano, l’organizzazione di eventi, i servizi per i turisti, etc. A parole, tutti dicono di voler aiutare il Meridione, vedremo se qualcuno appoggerà questa proposta concreta.

domenica 8 novembre 2015

L’angolo di Gilbert K. Chesterton – grandezza e attualità di uno scrittore cattolico –

di Fabio Trevisan
zzzzgvdcsrtnQuesto severo monito pronunciato dall’uomo che fu Giovedì, ossia il filosofo investigatore Gabriel Syme, racchiude il grido di dolore di Gilbert Keith Chesterton dinanzi ad un’umanità impazzita, che ha apparentemente perduto il significato essenziale e profondo della salvezza cristiana: “Vedete questa lanterna? Vedete la croce che v’è scolpita sopra e la fiamma che ha dentro? Non voi l’avete fatta, non voi l’avete accesa. Uomini migliori di voi, uomini che sapevano credere e obbedire, torsero le viscere del ferro e alimentarono la leggenda del fuoco”.
Siamo allo svelamento finale del romanzo: “L’uomo che fu Giovedì”, che opportunamente Chesterton rivelava nel sottotitolo (“A nightmare”). Era la storia di un incubo, che lo stesso scrittore londinese aveva sperimentato nella sua inquieta vita giovanile fino ad approdare alla risposta serena della Croce. Con parole che a distanza di un secolo ci fanno ancora pensare e commuovere, Chesterton dedicava questa opera all’amico Edmund Clerihew Bentley: “Una nube pesava sulla mente degli uomini, una nube malaticcia sull’anima, quando eravamo giovani tutti e due…vedemmo la Cittadella dell’Anima soccorsa che già barcollava. Beati coloro che non videro, ma ciechi, cedettero…ora fra noi, per grazia di Dio, questa verità possiamo dirla: “C’è una forza nella radice che affonda, c’è del buono nell’invecchiare”.
Il romanzo era iniziato in un giardino, proprio come in un più remoto giardino aveva avuto inizio la storia del peccato dell’uomo. I riferimenti continui al libro della Genesi ed alla creazione di Dio erano rappresentati appunto dai giorni della settimana, così come il senso del dolore e l’incapacità di darsene una piena ragione richiamavano al Libro di Giobbe. L’estro creativo e artistico (per Chesterton tutta la creazione confermava ciò che era agli occhi del Padreterno, che vide che era cosa buona) stavano quindi all’origine dello scontro tra due poeti: Gabriel Syme, che vestirà i panni di Giovedì, e Lucian Gregory, un autentico e tetragono anarchico. Il primo, fautore dell’armonia e dell’ordine, il secondo del caos e della ribellione, che rappresentavano simbolicamente e rispettivamente in due oggetti, il lampione di ferro e l’albero: “Eccolo qui, il suo famoso ordine: questo lampione di ferro, secco, brutto e sterile; ed ecco l’anarchia, ricca, viva e feconda”. Al che rispondeva assennatamente l’uomo che fu Giovedì: “E tuttavia lei vede l’albero soltanto alla luce del lampione. Chissà quando potrà vedere il lampione alla luce dell’albero?”.
La luce della ragione e la luce della fede, che alludevano al lampione, erano indissolubili e potevano, fuor di metafora, illuminare l’intera esistenza e dare senso all’avventura della ricerca della verità, che lo stesso Syme e lo stesso Chesterton cercavano nei meandri della storia, tra fatiche e dolori nelle pieghe dell’umanità. In questo tortuoso labirinto, in questo incubo vissuto e descritto nel romanzo, Gabriel Syme, il poeta-poliziotto, era stato eletto “Giovedì” nel Consiglio Centrale Anarchico Europeo. Come era stato possibile? Non voglio qui svelare l’accaduto a chi volesse leggersi l’intero romanzo ma rivelare, quello sì, l’esatto intendimento della missione di Giovedì: “Noi dobbiamo rintracciare l’origine dei terribili pensieri che alla fine trascinano gli uomini al fanatismo intellettuale e ai crimini intellettuali”. Proprio così! “Crimini intellettuali” che portavano nel mondo devastazione e desolazione e contro cui bisognava lottare.
Il romanzo costituisce, in questo modo, una vera battuta di caccia, in cui vengono inseguite e stanate le eresie. Chesterton, con il suo acuto e genuino senso cristiano, aveva paventato i veri pericoli di un’umanità che stava per perdere la fede, la speranza e la carità: “Anch’essi parlano a folle plaudenti della felicità del futuro e dell’umanità finalmente libera: ma sulle loro labbra queste belle frasi hanno un significato atroce. Essi sono troppo intelligenti per credere che l’uomo su questa terra possa affrancarsi dal peccato originale e dalla lotta per la vita e perciò alludono alla morte. Quando dicono che l’umanità sarà finalmente libera, alludono al suicidio dell’umanità…Non hanno che due scopi: distruggere prima l’umanità e poi se stessi”. Siamo davvero sicuri che Chesterton non avesse visto giusto?
Crediamo di non aver più bisogno di uomini come Gabriel Syme, l’uomo che fu Giovedì?

da: www.riscossacristiana.it