di Francesco M. Scorsone
"Perduto
nell'azzurro sconfinato; io volgo spesso il
mio sguardo in alto, verso l'etere e giù dentro al santo mare, ed è come se uno
spirito familiare mi aprisse le braccia"
Friedrich Holderin
(Iperione 1793)
Una struttura dedicata agli angeli come l’ex convento di
San Francesco, restaurato recentemente e che, peraltro, è stato destinato a
divenire Museo, è certamente un impegno di notevole importanza per qualsiasi
comunità civile, in particolare quando questa ha nella propria tradizione
storica e nel nome della città “L’Angelo”. Questa iniziativa, frutto della
effervescente creatività e del mai domo impegno dell’allora Vicesindaco di Sant’Angelo
di Brolo, Vanni Giuffrè è stata supportata dall’intera Amministrazione comunale
che nel sindaco Basilio Caruso ha avuto la sua espressione massima. Infatti,
appare chiaro che la crescita culturale della collettività, passa attraverso eventi
mirati a una evoluzione della società locale grazie ad iniziative ed eventi di
qualità. Avere quindi deciso che l’ex Convento di San Francesco fosse adibito a
Museo dell’angelo e centro di studi permanente nel quale raccogliere documenti
ricerche e tradizioni sugli angeli, è quanto mai significativo. Tale museo,
unico al mondo nel suo genere – altri tentativi in luoghi diversi non sono
approdati a risultati apprezzabili – vuole dare il segno di come l’angelo e l’angelologia
sia un fenomeno di studio che investe sempre di più e da più parti l’intera
comunità internazionale. Lo abbiamo visto in occasione del gemellaggio con altri
12 comuni italiani che nel loro nome hanno “Sant’Angelo” che nei giorni del gemellaggio
– giugno 2010 - ha visto una partecipazione attiva e molto interessata sia dei santangiolesi
che dei mezzi di comunicazione.
Peraltro, non si può non rimanere contagiati da questa
partecipazione popolare e da qui la proposta indirizzata al comune per invitare
un certo numero di artisti italiani che, in qualche modo, nella loro produzione
abbiano rappresentato l’angelo, per costituire un gruppo fondante di opere per
il museo. Non si è imposto ad alcuno, pittore o scultore, uno specifico modo di
rappresentazione ma per quanto è stato possibile si è scelto di recarsi nei
loro studi o verificare attraverso le loro pubblicazioni ciò che meglio si
prestasse per il museo, che, d’ora in avanti, sarebbe stato definitivamente
dedicato agli angeli. In questa mostra permanente, in cui tutti i lavori sono
stati donati dagli artisti troviamo: disegni, incisioni, fotografie, sculture e
pitture su vetro e su tela. Il lavoro di ricerca condotto è stato impegnativo,
ma sono particolarmente soddisfatto, sia per la qualità raffinata dei lavori
che per la generosità degli artisti che hanno donato tutti indistintamente la
loro opera. Nel lavoro di ricerca, per questa mostra, abbiamo preferito scegliere
opere datate. Qualcuna porterà i segni del tempo, ma sarà altrettanto preziosa,
sicché le opere coprono un ventaglio di oltre anni di arte
contemporanea italiana dal 1984 al 2011
Il direttore artistico
Ànghelos
di Vinny Scorsone
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Gabriella Lupinacci |
Com’è fatto un angelo?
Spesso lo si rappresenta con grandi ali calde e accoglienti
come quelle di una colomba o forti ed immense come quelle di un’aquila, ma
siamo proprio certi che le abbia? Esseri di pura luce e spirito o
rappresentazioni tangibili e corporee dell’esercito di Dio, sugli angeli si è
dibattuto tanto; sulla loro forma, sul loro sesso, ma quello delle ali è uno dei
punti fermi sul quale la cultura popolare non ha mai avuto dubbi. Del resto le
figure alate nelle varie culture mono e politeistiche non sono mai mancate
(ricordiamo che tra le rappresentazioni più antiche di uomini uccello vi sono
le pitture rupestri ritrovate in Brasile nel complesso del riparo di Santa
Elina risalenti all’arte paleo indiana. Non possiamo in questo contesto
dimenticare ulteriori immagini appartenenti al mondo antico come le Sfingi alate
della cultura assiro-babilonese, la dea Iside in Egitto, la Nike greca, Cupidi
ed amorini vari etc.). Oggi, così come nella preistoria, le creature alate
continuano a guardarci dall’alto di un obelisco o di un monumento, dalle pareti
di un oratorio, dal piedistallo di una tomba.
Chi sono gli angeli? Da dove vengono?
Creature eteree sono presenze che da millenni popolano, con
alcune varianti, quasi tutte le culture del mondo. Gli angeli (Malakh in
ebraico, Malak in arabo e Ànghelos in greco) sono i messaggeri, gli emissari
divini inviati per istruire, comunicare o impartire ordini agli uomini. Per
questa loro funzione di ponte tra la vita dei mortali e la vita Superiore essi sono
da sempre accolti e, a volte, anche venerati e forse per la stessa ragione la
mente razionale umana li ha dotati dell’unico mezzo plausibile che conosce da
sempre per librarsi in volo: le ali.
A queste figure celesti pittori, scultori, architetti,
scrittori, fotografi, musicisti, papi, filosofi etc. hanno dedicato almeno un
pensiero contribuendo ad esaltarne la memoria e la “gloria”.
Ma da dove nasce l’iconografia angelica?
Alcuni indizi sulle fattezze degli angeli si hanno leggendo
la Bibbia soprattutto in determinati libri in cui si narra di Cherubini e
Serafini (gli unici angeli che vengono descritti dettagliatamente come esseri
dotati di più ali), di angeli di puro spirito e di angeli dalle sembianze umane
quindi privi di ali, tutto il resto che crediamo di sapere relativamente a questo
argomento è frutto di congetture ed invenzioni della mente umana. La figura
dell’angelo, così per come la conosciamo noi, comincia a prendere forma nel medioevo
per poi evolversi nel corso dei secoli.
Angeli uccello, nel tempo, si sono trasformati in figure
apollinee, in giovani vigorosi, in delicate fanciulle. Da statiche figure
reggenti il trono, si sono fatte via via sacerdoti, musicanti, nunzi,
giustizieri, nuvola, luce. L’angelo creatura divina ha acquistato carne umana
palpitante di emozioni e sentimenti. La raffigurazione angelica, in tutti i
tempi, è stata frutto di lunghe riflessioni filosofiche e teologiche soggette a
regole ben precise (soprattutto nelle icone russe e nelle riproduzioni presenti
nelle chiese cristiane). La committenza, prevalentemente religiosa, ha dato
vita ad un “campionario” angelico molto vasto a cui hanno attinto nei secoli
anche decoratori, orefici, stilisti etc. per le loro creazioni. Anche oggi,
dovendo produrre per la chiesa, gli artisti, prevalentemente, seppur lasciati più
liberi rispetto al passato, si attengono a dettami precisi poiché l’angelo deve
essere facilmente identificabile da chiunque. Al di fuori dalle mura sacre,
però, le cose cambiano, si modificano. Gli angeli vengono tratteggiati dagli
artisti in maniera più libera, più interpretativa. Essi appaiono stilizzati, rarefatti,
ridotti a puro spirito o mostrati come uomini normali, quale identificazione di
un’umanità buona e caritatevole.
Nell’arte contemporanea si assiste anche ad una nuova
visione angelica. L’angelo difatti spesso viene sfidato, corrotto, trasformato,
spogliato, dissacrato divenendo anche simbolo erotico. In una cultura
prevalentemente laica, descrizione biblica e concezione artistica si sovrappongono
e si scontrano. Tutto diviene scevro da orpelli. La ricerca della verità e un
differente senso religioso che pervade i tempi moderni, hanno portato gli
artisti ad approfondire il tema in questione, a farsi domande, ad andare oltre
il tramandato ed oltre i canoni che ci hanno insegnato. Se infatti abbiamo
dovuto aspettare Leonardo e il Quattrocento prima che gli angeli si dotassero
di ali atte al volo, il Seicento e Rembrandt per ritrasformare l’angelo in
luce, e il Novecento con Paul Klee e i suoi angeli scarni e problematici frutto
di Freud, oggi questi hanno assunto molteplici aspetti e significati. È
soprattutto il cinema che ha permesso questo passaggio verso una nuova
concezione
angelica. “La vita è meravigliosa” di Frank Capra, “Accadde
domani” di Renè Clair, “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wender, “Michael” di
Nora Ephron sono solo alcuni dei tanti titoli che trattano l’argomento e che
mostrano angeli umanizzati, angeli che devono guadagnarsi le ali, angeli malati
che le ali le nascondono, angeli che divengono uomini. Non potendo diventare
noi stessi angeli avviciniamo essi a noi, li facciamo più somiglianti al nostro
aspetto interiore, li dotiamo delle nostre stesse paure e di emozioni che non dovrebbero
avere, quando addirittura non lo vediamo nelle vesti di un alieno così come accade
nella religione raeliana.
In un mondo in lotta, l’angelo custode è stato soppiantato
dall’Arcangelo guerriero. Il compagno di viaggio pronto ad accoglierci sotto la
sua ala protettiva è rimasto intrappolato in illustrazioni infantili, in
raffigurazioni innocue ed ingenue. Nel grande circo dell’arte contemporanea
ormai gli angeli sono quelli di Osvaldo Licini, Bill Viola, Richard Hamilton (solo
per fare qualche esempio).
Chissà dove ci traghetterà questo nuovo millennio e quali
forme assumeranno gli angeli in futuro, questo non ci è dato saperlo, ma ci è
sembrata importante la costituzione di museo dedicato a loro.
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